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La Teoria
La Termoflussimetria
Allo scopo di stimare il fabbisogno energetico e le conseguenti emissioni di CO2 per il riscaldamento invernale o il raffrescamento estivo di un edificio, è importante determinare i valori di trasmittanza termica del suo involucro. La valutazione della trasmittanza termica U, può essere generalmente condotta secondo uno dei seguenti 4 diversi scenari:
1) La stratigrafia della struttura è conosciuta (si hanno i disegni aggiornati del progetto architettonico o della relazione legge 10/91e impianti); la trasmittanza viene calcolata in accordo con la norma EN ISO 6946.
2) La stratigrafia non è conosciuta e quindi si procede a eseguire un foro per stabilire tipo di materiale e spessore. Il foro può essere di piccole dimensioni e quindi si utilizza un endoscopio, oppure può essere di maggiori dimensioni, il carotaggio, e le caratteristiche del materiale vengono stabilite direttamente. L’esperienza del professionista gioca un ruolo fondamentale. Una volta stabilita la stratigrafia della parete la trasmittanza viene calcolata in accordo con la norma EN ISO 6946.
3) L’edificio è riconducibile a una determinata e caratterizzata tipologia edilizia di cui si conoscono le stratigrafie; è possibile agire per analogia stimando le trasmittanza dei componenti. Le raccomandazioni del CTI contengono un esempio di abaco di questo genere.
4) La trasmittanza della struttura viene misurata in opera in accordo con la norma ISO 9869.
Lo schema seguente sintetizza le diverse strategie:

L’acquisizione dei dati per la diagnosi energetica di un edificio esistente o per la verifica di uno di nuova costruzione comporta spesso notevoli difficoltà legate alla non reperibilità del progetto cartaceo e alla non corrispondenza di questo con il costruito; per questo motivo diviene molto importante avere strumenti di misura in opera.
Ulteriore beneficio della misura strumentale è la maggiore corrispondenza con i valori reali.
Da esperienze provenienti dalla letteratura tecnica si è riscontrato che generalmente i valori di trasmittanza misurata sono superiori a quelli della trasmittanza calcolata (anche dell’ordine del 20%). I motivi alla base di questa differenza vanno ricercati fra:
- Messa in opera non conforme al progetto.
- Degradazione delle prestazioni isolanti dei materiali nel corso del tempo.
- Condizioni ambientali diverse da quelle di progetto (es. umidità negli strati isolanti).
La misura in opera con l’utilizzo di un termoflussimetro fornisce risultati con precisioni molto superiori.

Se le condizioni termiche alle quali è sottoposta la parete fossero di regime stazionario, C ed U potrebbero essere ricavati per via sperimentale semplicemente attraverso la misura istantanea del flusso specifico e delle temperature interna ed esterna.
Questa condizione è relativamente facile da riprodurre in laboratorio, ma non è mai, praticamente, verificata nel caso di pareti in opera. Infatti, gli edifici nelle condizioni operative reali, sono soggetti a condizioni al contorno fortemente variabili nel tempo.
Le procedure di misura adottate in campo dovranno di conseguenza prevedere una opportuna elaborazione dei dati sperimentali in modo da gestire correttamente gli effetti transitori (accumulo e rilascio di energia) indotti nella parete dal regime termico variabile. Ciò nella pratica si traduce nell’utilizzare al posto delle grandezze instantanee i corrispondenti valori medi, valutati su un periodo sufficientemente lungo:

In pratica è poi più agevole e affidabile effettuare il rilievo in opera della conduttanza della parete edilizia piuttosto che la misura della trasmittanza, adottando per la determinazione del valore assunto dai coefficienti liminari di scambio interno ed esterno i valori normati (UNI ISO 6946). |
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